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Il teatro Sannazaro fu costruito su di un terreno appartenente ai Padri Mercedari spagnoli (i quali poco gradirono la cosa e chiesero anche l'intervento del Vescovo); questo terreno era adiacente alla chiesa di Sant'Orsola in via Chiaia. Il teatro fu costruito su progetto di Fausto Nicolini, per volere di Giulio Mastrilli Duca di Marigliano ed alcuni soci di minoranza. Il teatro era tutto decorato con stucchi bianchi ed in oro, con numerosi ed affascinanti affreschi del Palioti; la forma é circolare ed ha 4 ordini di palchi, i posti non superano le 500 unità. L'inviato del giornale "Roma", lo definì; jolie bouquet, senza disdegnare altri encomi per la bellezza del nuovo teatro. Il Sannazaro fu inaugurato la sera del 26 dicembre del 1874 con "La Petite Marquise" di Mehilac con la Compagnia Le Roy-Clarence. Allo splendore della serata e degli ospiti intervenuti, non corrispose uno spettacolo altrettanto bello ed il cronista impietoso scrisse:...la compagnia dispiacque... . Il teatro affrontò e vinse la temibile concorrenza degli altri teatri napoletani, specializzandosi nella prosa e portando a Napoli il meglio del teatro italiano, da Novelli a Zecconi, dalla Duse alla Negri, per poi consegnarsi con tutto il suo splendore a
Eduardo Scarpetta. Il Sannazaro fu spettatore sbalordito del genio scarpettiano sfociato in opere come: Li nepute d''o sinnaco e la Santarella. Ma il Sannazaro doveva essere, ancora il protagonista della storia napoletana e questo accadde una sera del 1888. Per l'occasione intervennero Nicola Amore, sindaco di Napoli, gli assessori Gennaro Brancaccio Principe di Ruffano e il commendatore Antonio Capecelatro, in piu' tra gli ospiti d'onore c'era anche Eduardo Scarpetta. Si dava lo spettacolo "'A nanassa" e durante l'intervallo, tra il primo ed il secondo atto, tutto il teatro fu illuminato a luce elettrica, destando in molti stupore e meraviglia, tanto che il bravo Don Felice Sciosciammocca, seduta stante,
improvvisò un gustosissimo discorsetto. Il merito di tutto ciò andava al Duca di Marigliano che a sue spese
costruì quella centrale, della potenza di 10 Kw, per illuminare il suo teatro. Dopo la gestione del Duca di Marigliano, il Sannazaro passò a quella deficitaria del conte Luca Cortese, per poi tornare agli antichi splendori con Armando Arsovino che scritturò i Fratelli De Filippo
(Eduardo, Titina e
Peppino) ed il loro "Teatro Umoristico". Dal 1934 per il Teatro Sannazaro inizia una lenta agonia fino alla completa decadenza che lo vide trasformarsi in un cinema di infimo ordine. Nel 1969 Nino Veglia e
Luisa Conte, al fine di coronare il sogno di un teatro stabile, operarono il miracolo, ma questa é storia di Luisa Conte. Dopo la Gestione Conte, s'insedia la figlia Brigida Sansone. Brigida entra al Sannazaro nel gennaio del 1982 ed assume via via, un ruolo sempre più determinante nella gestione della sala di Via
Chiaia. Dopo la morte della madre, avvenuta nel 1994, Brigida decide di dare una sterzata alla conduzione del teatro, con iniziative nuove, coraggiose e rischiose, ma Brigida ci crede e vi si lancia, alla fine si scoprirà che aveva proprio ragione lei. Oggi che Brigida é da considerare il Deus Ex Machina del Sannazaro, il teatro rivive i fasti del Duca di Marigliano, Di Scarpetta, dei De Filippo e della Conte e si affida alla brava
Ingrid Sansone, sua figlia, che sembra aver raccolto il testimone lasciatole dalla nonna.
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