I Teatri > San Ferdinando


Napoli, teatro ad ogni angolo di strada, teatro in ogni sua manifestazione, bastava un piccolo spunto, un fatto nuovo e curioso, che c'era subito qualcuno pronto a rappresentare pubblicamente, e molto spesso in chiave ironica, l'accaduto. Queste rappresentazioni erano improvvisate nelle pubbliche piazze, in scantinati o in private abitazioni. A queste improvvisazioni si affiancavano anche quelle produzioni teatrali vere e proprie, per cui la rappresentazione improvvisata, risultava molto limitativa. Si sentiva l'esigenza di creare dei luoghi adatti a ricevere del pubblico, dove gli attori potessero esprimersi al meglio delle loro capacità, dove si potessero ascoltare anche della musica o delle opere.
Uno degli ultimi teatri edificato nella città di Napoli alla fine del 1700, fu il teatro San Ferdinando. Sorse nella zona di Pontenuovo che allora era composta da pochissimi palazzi nobili e tanti bellissimi giardini. Verso la fine del 1788, il Regio notaio Gaetano Francone e due attori del teatro San Carlino, Pasquale Pignata e Giuseppe Di Giovanni, chiesero a Sua Maestà Ferdinando IV, il permesso di costruire in via Foria, in zona Pontenuovo un teatro fisso, ottenendo, nel gennaio dell'anno successivo, il permesso dall'Augusta Maestà. Successivamente ai due attori del teatro San Carlino si sostituì, come socio, Diomede Carafa dei principi di Colobrano. La costruzione del teatro San Ferdinando fu affidata allo architetto Camillo Lionti. Per quel che riguardava invece le decorazioni del teatro, l'incarico fu affidato all'architetto Domenico Chelli, lo stesso che in quegli anni prestava la sua opera nel Real teatro di San Carlo. Il teatro San Ferdinando aveva una platea di forma ellittica, con file di cinque palchetti ognuna, arredato con tredici poltrone e, come tutti i teatri dell'epoca, aveva il palco reale ed in più un secondo palco, sempre riservato alla famiglia reale. La somma spesa per erigere il San Ferdinando fu di circa 39.000 ducati.  Ad avvalorare la data del 1790, é un documento datato 1790 e conservato presso l'Archivio Storico di Stato a Napoli. In questo documento, Tommaso Tomeo chiedeva al sopraintendente dei teatri di Napoli di poter recitare con la sua compagnia artistica in un giardino di via Foria, ma questa richiesta venne respinta perché in quei luoghi era sorto il teatro San Ferdinando. Quando si dovette dare un nome a questo teatro, fu proposto quello di Teatro di Ferdinando IV, ma la Deputazione dei Teatri, in una sua delibera del 4 di Agosto del 1790, non approvò quel nome, adducendo il seguente motivo,

- Non é stato costruito per Real comando e spese Regie -

Di contro, la stessa deputazione propose che quel teatro avesse il nome di un santo, com'era in uso a quei tempi. Da qui ecco il nome di: Teatro di San Ferdinando . Per quanto, invece, riguarda la paternità della costruzione e quindi la proprietà dell'immobile, siamo convinti di essere nel giusto quando la imputiamo a Diomede Carafa dei Principi di Colobrano ed al Principe di Torchiarolo. La sua inaugurazione, che va sicuramente datata tra gli anni 1790 e 1791, avvenne con un'opera di Domenico Cimarosa. In realtà, il teatro San Ferdinando non fu edificato solo per un profondo amore per l'arte, ma anche per trarne dei profitti, essendo nati in quelle zone nuovi e popolosi quartieri, quali quelli della Vicaria o ancora dell'Annunziata e della Duchesca, accrescendo di non poco la popolazione di quell'insediamento, che d'altro canto trovava difficoltà nel raggiungere i teatri situati in città.
Dalla sua nascita, fino ai primi del 1799, l'anno della rivoluzione, che vide in un assurdo bagno di sangue la morte di migliaia di poveri napoletani per mano dei soldati francesi del Generale Championnet, al teatro di Pontenuovo furono rappresentate diverse opere in musica e svariati balletti. Una piccola parentesi di gloria il teatro San Ferdinando la ebbe nel 1810 quando, per merito dell'impresario Domenico Panza, ospitò la prima assoluta, in territorio italiano, dell'opera di William Shakespeare: Otello. Tra il 1820 ed il 1840 circa, era impresario del teatro di Pontenuovo quel Silvio Maria Luzi, fortunato impresario del teatro San Carlino in piazza del Castello.
Lo stesso Silvio Maria Luzi subaffittò il San Ferdinando ad altri impresari, sicché la gestione di questo teatro, non fu mai lineare, ma subì diverse impostazioni che ne resero indefinibili i connotati e la giusta collocazione. Si avvicendarono, come impresari F. Lugani, nel 1826, che vi rappresentò delle opere in musica, poi dal 1831 al 1836 fu impresario Raffaele Raimondi. Val la pena di ricordare che nel 1831 al San Ferdinando fece il suo esordio Antonio Petito in "Giovanni della vigna" di Filippo Cammarano ed ebbe in suo padre, Salvatore, il direttore d'orchestra. Sotto la gestione di Raffaele Raimondi, il teatro di San Ferdinando fu trasformato in teatro per dilettanti.
A partire dal 1832, al teatro San Ferdinando, si avvicendarono varie compagnie di dilettanti, mettendo in scena lavori come: La sposa senza saperlo, L'idrofoba, Gli innamorati, Il tradimento, ed ancora, I due sergenti, Il sospetto funesto, Amore e dovere, Un terno a lotto dato da Marcolfo a Pulcinella nel regno della luna. Il 20 novembre del 1843, il San Ferdinando cambiò proprietario, passando da Marzio Gaetano Carafa dei Principi di Colobrano, erede di Diomede Carafa, a Enrico Del Prete. Purtroppo, anche i tentativi di Enrico Del Prete, di fare del San Ferdinando un teatro attivo e presente sulla scena culturale partenopea, non ebbero molta fortuna. Il teatro San Ferdinando passò poi nelle mani di altri impresari come Gennaro Ippolito, Gaetano Guercioli, Rispoli Giuseppe e Michele Cammarano, eredi del famoso Giancola, che fecero rappresentare al teatro di Pontenuovo opere in musica, spettacoli di acrobati e ginnasti, e vari capricci comici o piccole opere. L'avvicendamento d'impresari al San Ferdinando vide ancora alla direzione del teatro i vari Matera, Ciccarelli, ed ancora , nel 1859 - 60 un ritorno di Giuseppe Luzi e poi Parolisi. Ma ciò non servì a mutarne quella veste di teatro non ben definito.
Stancamente, il San Ferdinando tirò avanti senza infamia e senza lode fino al 1886 e cioè quando, finalmente, accadde un fatto nuovo, un fatto che lanciava il teatro di Pontenuovo verso un repertorio che avrebbe affascinato e coinvolto una gran parte del popolo napoletano.
Fu precisamente nel 1886 che Luigi Bartolomeo prese in fitto il San Ferdinando dall'allora proprietario Del Prete.
Egli aveva capito che il pubblico di quel teatro era stanco dei soliti spettacoli in lingua che venivano offerti dalle compagnie di dilettanti, comprese che quei siffatti spettacoli davano soggezione a quella gente, anche perché il grado di istruzione degli abitanti di quei luoghi non era tanto elevato ed essi trovavano difficoltà a recepire i dialoghi dei vari repertori classici che venivano rappresentati. Coinvolse, allora, in quella rivoluzione che andava attuando, un attore ed autore abbastanza in voga in quei tempi, e cioè Crescenzo Di Maio. Luigi Bartolomeo aveva colto nel giusto segno: infatti, con "Tenebra e amore" del Di Maio si diede inizio, al teatro San Ferdinando, ad un ciclo della durata di circa quarant'anni.
In quest'arco di tempo si ebbero delle rappresentazioni drammaturgiche che, sera dopo sera, coinvolgevano il pubblico presente e sempre numeroso in un turbinio di passioni, di sentimenti, di uomini e di figure che prendevano vita sulle tavole di quel teatro.
Un altro avvenimento eccezionale per il San Ferdinando avvenne il 24 gennaio del 1900 allorché si mise in scena, per la prima volta, "'O mese mariano" di Salvatore Di Giacomo. La storia del teatro dei primi quarant'anni porta il nome di Federico Stella, della Cafiero-Fumo e di Amedeo Girard, ai quali vi rimandiamo.
L'esistenza del teatro di Pontenuovo era anche minata dall'avvento, sempre più prepotente, del cinema. L'agonia del teatro San Ferdinando finì nell'agosto del 1943, quando le bombe americane, che caddero impietose sulla nostra città, portarono dovunque morte e distruzione e piegarono sotto la loro devastante azione anche il vecchio, glorioso teatro San Ferdinando.
Al sorgere del nuovo sole, il popolo napoletano contava le sue vittime, vagando tra le macerie alla ricerca dei propri figli e poco o nulla importava se lì, in piazza teatro San Ferdinando, tra un cumulo di macerie e sovrastato dalla polvere, giaceva quasi del tutto raso al suolo, sventrato, senza più lo sfavillio delle luci ed il rumore delle carrozze , il teatro San Ferdinando.
Il teatro San Ferdinando era scomparso dalla scena napoletana e pareva proprio per sempre, se non destinato a vivere di tanto in tanto nei ricordi di quella gente che, per più di un secolo e mezzo, ne era stata degna cornice.
Le bombe avevano seppellito ogni cosa. Erano crollati i palchi, la platea giaceva seppellita dalle macerie, il palcoscenico, che innumerevoli volte era stato calcato da Federico Stella, Artale, Pedretti, Bozzo, Del Giudice, Cafiero, Fumo, De Muto e Girard era immobile e silenzioso, esposto alle intemperie ed al vandalismo, era andata distrutta anche la lapide a Mastriani e il nulla sovrastava ovunque. Dai cumuli di polvere e pietre sorrideva beffarda l'effige di Re Ferdinando IV dipinta ad olio da ignoto ed in una cornice ovale. Su quello che un giorno era stato un gran teatro, risuonavano i passi lenti e grevi di un uomo che, con tristezza, girovagava tra le macerie e che, dopo una lunga riflessione, decise che non poteva finire così, non doveva ! Quell'uomo si chiamava Eduardo De Filippo.

 

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