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Questo
breve scritto non ha, ovviamente, la pretesa di condensare ed esaurire 10 anni
di storia in poche pagine, ed è per questo che la trattazione di un argomento
che scuote l’animo meridionale in senso profondo e richiede ancora il
legittimo riscatto a distanza di ben 150 anni(!), sarà affrontato nel suo
complesso generale e dovrà essere considerato solo come una introduzione.
La
difesa dei “cafoni” dei poveri e degli ultimi, la reazione istintiva ad uno
sfruttamento di tipo medievale, la ferma volontà di contrastare i piani
espansionistici degli esosi e prepotenti padroni e la poderosa spinta
proveniente dal clero che vede dissolversi il suo patrimonio in conseguenza
del decreto Mancini; sono le cause che determinano la genesi del ‘fenomeno’
Brigantaggio. Ciò nonostante però, il movimento stesso non genera progetti di
rinnovamento economico e politico, anzi si limita soltanto a propagandare il
ritorno sul trono di Francesco II del quale comunque gli stessi briganti,
cominciavano a fidarsi sempre di meno. Il periodo che prenderemo in
considerazione è collocato storicamente tra gli anni 1860 e 1870 e
rappresenta l’unica grande insurrezione popolare avvenuta nel Regno delle Due
Sicilie dopo quella ad opera di Masaniello, nel Luglio del 1647 a Napoli.
Etimologicamente la parola Brigante deriva dal verbo –brigare- cioè mettersi
nella lotta, combattere. Ancora oggi si dice “prendersi la briga di…”; in
epoca medievale si intendeva per brigante un soldato a piedi, cioè quello che
oggi indicheremmo come un “fante”. Dopo l’Unità d’Italia e per demerito
esclusivo di precise volontà politiche tese a minimizzare il fenomeno, al
Brigante è stata “ricucita addosso” una nuova identità, una conoscibilità
soltanto negativa, tale da diventare sinonimo di bandito e quindi
assimilabile, ma non totalmente, alla delinquenza comune; oggi lo si dovrebbe
invece rinominare LEGITTIMISTA, PATRIOTA od anche Partigiano.
Le
Cause - L’Agosto del 1860 vede l’inizio
della Resistenza anti unitaria del Mezzogiorno d’Italia in conseguenza dello
sbarco dei Mille a Marsala e assume repentinamente l’importanza politica che
le sarà sempre negata da una storiografia mendace ed anti meridionale:
Infatti gli storici nordisti e sabaudi del tempo hanno volutamente
manipolato, nei loro scritti, le reali intenzioni dei cosiddetti Briganti;
così i fatti accaduti sono stati abilmente “rigirati” in favore di una
ufficialità che doveva coprire le numerose e codarde malefatte agli occhi
internazionali che, fin troppo attentamente, seguivano gli avvenimenti. Il
Plebiscito del 21 Ottobre 1860, (con il voto esercitato da sole 5.000
persone, a dispetto dei quasi 12.000 aventi diritto e con una popolazione
complessiva di 7 milioni!), tenta di legittimare la presenza degli invasori
ma ottiene soltanto una reazione diffusa che scoppia letteralmente in
conseguenza della resa di Gaeta, Messina e Civitella del Tronto; dove le
piazzeforti borboniche hanno opposto una fiera ed eroica resistenza formando
riscattanti e profonde radici. I primi episodi di sollevazione popolare si
hanno in Basilicata e Calabria: “La tenace resistenza garibaldina sul fiume Volturno,
l’invasione dello Stato Pontificio e delle Due Sicilie da parte dell’esercito
sabaudo, in spregio delle più elementari norme di diritto internazionale,
pongono fine alla prima fase delle operazioni difensive, caratterizzate da
una certa unità di azione e di comando” dice Francesco Pappalardo in una
conferenza a Madrid. La repressione spietatamente operata dagli unitari con
arresti di massa ed esecuzioni sommarie, fa convergere nelle bande (dette poi
Masse) uomini di ogni estrazione sociale civile e militare: Uomini che erano
stati soldati dell’Armata Reale; coscritti che si rifiutano di combattere
contro i propri fratelli e sotto un'altra bandiera; prigionieri di guerra
rimessi molto incautamente in libertà dagli occupanti. La stragrande
maggioranza però, è costituita da pastori, montanari e braccianti che
rivendicano la promessa garibaldina di dare la terra a tutti e si ribellano
all’imposizione di una cultura diversa e contraria ad un - modus vivendi -
che perdura da secoli. Moltissime sono le donne che seguono i loro uomini
nella guerriglia dei boschi e nei tranelli preparati dai traditori e
manutengoli dei piemontesi; saranno proprio questi contadini e le loro
compagne ad essere bollati per sempre come BRIGANTI. La corruzione e la
connivenza che albergano tra i politici e i potenti locali; i nobili
latifondisti che non vogliono che siano frammentate le loro proprietà;
l’assurdo comportamento di alcuni generali che hanno tradito il Re Borbone
impedendo di fatto ai loro soldati di combattere contro Garibaldi; rendono
vani tutti i tentativi di formare un esercito regolare da schierare contro un
nemico che non ha neanche dichiarato guerra, in pieno contrasto con il
diritto internazionale tra Stati Sovrani. L’invasione è stata preparata con
la complicità di altri Stati Italiani e stranieri che miravano, esattamente
come Cavour, alle ricchezze economiche ed a quelle del suolo meridionale; vi
basti sapere che il Regno delle Due Sicilie aveva due volte più monete di
tutti gli altri Stati della penisola uniti assieme! Ciò basterebbe a spiegare
l’intervento della Flotta Inglese che ha impedito a quella Borbonica di
contrastare lo sbarco dei Mille a Marsala; potrebbe spiegare come mai
al Dittatore sono stati fatti trovare: Uomini, armi, cavalli e tutto l’occorrente
per cominciare una campagna militare che altrimenti sarebbe stata
impossibile;
1. Perché Garibaldi in terra di
Sicilia ha intascato 5 milioni di ducati? E a quale titolo?
2. Perché alcuni Generali Borbonici
erano già pronti a tradire Francesco II e verranno in seguito, abilmente
buggerati dallo stesso Garibaldi?
Queste
e molte altre domande ci sarebbero da porre ai “Protagonisti” del tempo ma
non possiamo per ovvi motivi entrare troppo nel merito delle singole azioni,
da qualunque parte esse provengano. Proprio un ex garibaldino, proveniente
dall’esercito Reale Borbonico sarà il più temuto nemico e diverrà
l’invincibile e geniale Generale dei briganti: Carmine DONATELLI detto
CROCCO che guidava una massa di quasi duemila uomini agguerriti e
feroci. Questo leggendario capo del Brigantaggio lucano post unitario ha
scritto le sue memorie in Come divenni Brigante ripubblicate da
Lacaita nel 1964 e che si ripresentano ai lettori di cento anni dopo, come la
testimonianza di una lotta sociale perduta contro padroni vecchi e nuovi che
non hanno scrupoli a proporsi come la futura classe dirigente del
Paese. Scrive Mario Proto: “Rileggere gli anni del Brigantaggio può essere
utile per risalire alle origini di una condizione meridionale che è frutto di
responsabilità politiche molteplici, alle quali hanno dato gran parte del
loro contributo scelte economiche e culturali radicate sia al Nord che al
Sud”. Bisogna comunque sottolineare che all’inizio il brigantaggio è fenomeno
politico; in seguito si trasforma in banditismo diffuso e inarginabile,
conseguenza del totale abbandono da parte delle istituzioni e del nascente
Stato Italiano. Un racconto dei fatti di Pontelandolfo (BN) avvenuti all’alba
del 14 Agosto del 1861, ci viene da Giacinto De Sivo con dovizia di particolari
e accorata ricostruzione. Ne
abbiamo estrapolato solo poche frasi per riproporre l’atmosfera di una, fra
le tante vigliaccate, che i soldati savoiardi al comando del colonnello Negri
hanno fatto, vi risparmiamo però i particolari perché troppo cruenti …
“Chi dirà lo spavento tra la morte e tra le fiamme di quella città infelice,
bruttata da italici rigeneratori! Impotenti contro i tedeschi, contro inermi
son prodi. …… L’ora mattutina, la nudità, il letto, il sonno, lo spavento,
facilità ad esca, ai delitti: stupri orrendi, saccheggi sozzi, arsioni infami
… Profanate e saccheggiate le Chiese, gittano l’ostie sante, rubano le
pissidi, i voti argentei, e sin la corona della Madonna”. Alessandro Romano
su – IL BRIGANTE - scrive: “La lunga stagione delle rappresaglie, dei crimini
sui civili, delle violenze sulle donne, dei saccheggi e della devastazione
materiale e culturale era iniziata sotto l’ombra funesta della croce
savoiarda. I Savoia sono tuttora scomunicati ed anatemizzati per bolla papale
di San Pio IX: se è vero che i crimini contro l’umanità non cadono mai in
prescrizione, devono rispondere di quanto è stato fatto a questo
paese“. Sullo stesso giornale il regista Pasquale SQUITIERI commentando
l’arrivo dei Savoia a Napoli, scrive: “Perché accogliamo con l’applauso chi,
con la punta delle baionette, con massacri indiscriminati di popolazioni
inermi, con il più profondo disprezzo per la nostra tradizione, la nostra
cultura, la nostra economia, la nostra dignità, ci ha privati del prestigio
di Capitale che avevamo in Europa e nel mondo, ha rapinato banche, industrie,
chiese, mulini e perfino capanne di pastori? Perchè prepariamo raffinati menù
a chi ci ha imposto la Tassa della Fame?“ e conclude con questa frase:
“In mezzo secolo di verità rivelate non siamo stati capaci di riscrivere la
storia.“ g.i.
Giacinto De Sivo – Storia delle Due
Sicilie.- 1847-1861 Trieste 1868.
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